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L’Ambasciata d’Italia dedica al ruolo dei corrispondenti stranieri negli USA l’evento per festeggiare i 75 anni della Commissione Fulbright per gli Scambi Culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti

I partecipanti

Washington DC, 12 ottobre 2023

L’Ambasciatrice Mariangela Zappia e Michael Trager, vice presidente del Fulbright Foreign Scholarship Board hanno aperto ieri sera il seminario dal titolo “Il programma Fulbright e il ruolo dei corrispondenti stranieri negli Stati Uniti” presso l’Auditorium dell’Ambasciata a Washington DC in occasione del 75° anniversario della Commissione Fulbright per gli Scambi Culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti, istituita il 18 dicembre 1948.

“Il programma Fulbright è un esempio impareggiabile di diplomazia culturale. Promuove la comprensione reciproca tra le nostre nazioni e comunità, promuove la diversità e l’inclusione, la pace e la democrazia, in linea con gli obiettivi più ampi di politica estera degli Stati Uniti e dell’Italia” ha evidenziato l’Ambasciatrice Zappia in apertura. “Il fatto che il programma Fulbright sia stato menzionato nella dichiarazione congiunta del 27 luglio alla fine del colloquio tra il Presidente Biden e il Primo Ministro Meloni conferma l’importanza del programma Fulbright per i nostri Paesi.” ha sottolineato Michael Trager. Entrambi hanno riconosciuto il lavoro e la dedizione dei Fulbrighters americani e italiani che mantiene il programma Fulbright vivace e attuale, oggi e in futuro.

Il programma Fulbright, co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Dipartimento di Stato americano, è un pilastro delle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Il programma ha permesso più di 14.300 scambi bilaterali tra studenti, artisti, professori e facoltà universitarie. Ogni anno la Commissione fornisce 100 borse di studio per studenti italiani e statunitensi, focalizzate in sempre più diversi campi di studio. Il fine ultimo del programma è di portare nel Paese di provenienza le conoscenze acquisite nel corso dell’esperienza di studio, svolta a seguito un’attenta selezione.

Il programma Fulbright US-Italia ha prodotto 8 vincitori di premi Nobel (Peter A. Diamond, Economia, 2010; Oliver Williamson, Economia, 2009; Riccardo Giacconi, Fisica, 2002; James M. Buchanan, Economia, 1986; Franco Modigliani, Economia, 1985; Carlo Rubbia, Fisica, 1984; Kenneth Arrow, Economia, 1972; Emilio Segre, Fisica, 1950), 14 vincitori di un Premio Pulitzer, 6 Fellows della MacArthur Foundation, e ben 7 ambasciatori statunitensi. Da ricordare le figure di Giuliano Amato e Lamberto Dini, due ex Presidenti del Consiglio Italiano ed ex borsisti Fulbright.

Negli ultimi dieci anni, sotto la guida di Paola Sartorio, direttore esecutivo della Commissione Fulbright US-Italia, sono stati avviati partenariati universitari, regionali e del settore privato, tra cui i premi “Fulbright-Enel Foundation sui cambiamenti climatici” e “NIAF-Fondazione Falcone per promuovere lo stato di diritto”, i programmi Fulbright-NIAF-Georgetown in Educazione presso l’Università di Georgetown, il Research Lectureship in the Sciences, Business and Communications alla Seton Hall University, e gli accordi appena creati con LUISS nell’ambito del business, governo, diritto ed economia politica e con Florida Polytechnic in quello del computer science e ingegneria.

Quest’anno l’evento è stato dedicato a Marino de Medici, anch’egli alumnus Fulbright e decano dei corrispondenti stranieri a DC, scomparso il 15 novembre dell’anno scorso. La sua lunga permanenza a Washington gli ha permesso di narrare il Paese durante ben sei amministrazioni presidenziali, da Kennedy a Reagan. Ha scritto sul caso Watergate, la guerra in Vietnam, le proteste per i diritti civili degli afroamericani, e riguardo tutte le questioni politiche ed economiche che hanno segnato il Paese in quegli anni. In un’intervista al National Journal nel 1985, de Medici spiegava che “Il ruolo di un corrispondente estero non è soltanto di narrare in maniera precisa le notizie, ma di chiarire, analizzare e spiegare cosa sta succedendo negli Stati Uniti, e di interpretarne il significato e l’effetto per il proprio Paese e per il resto del mondo”.