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Piero Dorazio

La lontananza aperta alla misura, 1988, olio su tela, 200 × 420 cm

©Foto Massimo Listri

 

Piero Dorazio (Roma 1927 – Perugia 2005)

Dopo gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di Architettura di Roma. Nel 1947 fu tra i fondatori di Forma 1. Nello stesso anno, a Parigi con Severini, conobbe Braque, Léger e Arp. Nel 1948 espose alla Quadriennale di Roma e organizzò la mostra Arte astratta in Italia insieme a Soldati e Sottsass. Nel 1950 con Perilli e Guerrini aprì la galleria- libreria L’Age d’Or e nel 1951 con Colla e Burri diede vita alla Fondazione Origine. Invitato a Harvard, nel 1953 si trasferì a New York. Tornato in Italia, pubblicò La fantasia dell’arte nella vita moderna. Partecipò alla Biennale di Venezia nel 1956 e nel 1958 e a Documenta di Kassel nel 1959. Nel 1960 tornò alla Biennale con una sala personale e si trasferì nuovamente negli Stati Uniti, all’Università della Pennsylvania, dove insegnò per un decennio. Negli anni Sessanta espose in importanti collettive, tra cui The responsive eye al MoMA, e alla Biennale di Venezia del 1966. Nel 1968 si stabilì a Berlino, invitato dall’Accademia tedesca. Negli anni Settanta viaggiò in Grecia, Medio Oriente e Africa, trasferendosi nel 1974 a Canonica, in un eremo camaldolese restaurato. Nel 1979 il Musée d’art moderne de la Ville de Paris gli dedicò una retrospettiva, poi itinerante negli Stati Uniti. Negli anni Ottanta continuò a dipingere e iniziò a collaborare con il «Corriere della Sera». Nel 1983 la GNAM gli dedicò una retrospettiva e nel 1988 l’artista presentò un’altra sala personale alla Biennale di Venezia. Tra le mostre degli anni Novanta si ricordano quelle al Musée de Grenoble nel 1990, alla Galleria civica di Bologna nel 1991, al Museo civico di Atene nel 1994 e al PAC nel 1988. Nel 1993 diviene membro della Akademie der Künste di Berlino e nel 1994-1996 diresse la realizzazione dei mosaici nelle stazioni della metropolitana di Roma, ideandone uno. Nel 2003 l’IVAM di Valencia gli dedicò un’ampia retrospettiva. Molti i riconoscimenti: nel 1961 il Kandinsky Prize e il premio della Biennale di Parigi, nel 1986 il premio dell’Accademia di San Luca, nel 1990 il premio Alcide De Gasperi per le arti e le scienze, nel 1997 il premio Michelangelo dall’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, nel 2000 il premio Scipione dalla Fondazione Carima di Macerata.

Esposta alla XLIII Biennale di Venezia, quest’opera fu allestita insieme ad altre tredici nella Sala 7 del Padiglione Italia, curato da Giovanni Carandente. Insieme ai quadri furono esposte anche le raccolte di poesie di Giuseppe Ungaretti dal titolo Croazia segreta e La luce. Poesie 1914-1971, illustrate da acqueforti e litografie di Dorazio. Nella sala – dedicata al centenario della nascita del poeta, intimo amico di Dorazio – veniva diffusa, a intervalli regolari, la voce del poeta che leggeva la sua poesia Rosso e azzurro. Il titolo dell’opera riprende una strofa della poesia di Ungaretti Sentimento del tempo, pubblicata nella sua seconda raccolta di versi (1933): «E per la luce giusta, / Cadendo solo un’ombra viola / Sopra il giogo meno alto, / La lontananza aperta alla misura, / Ogni mio palpito, come usa il cuore, / Ma ora l’ascolto, / T’affretta, tempo, a pormi sulle labbra / Le tue labbra ultime». Rappresentativa della varietà compositiva e della libertà stilistica della pittura di Dorazio degli anni Ottanta, La lontananza aperta alla misura è, per imponenza e varietà del cromatismo, tra le opere più grandi dipinte dall’artista. Per le sue qualità ‘musicali’, quest’opera fu affiancata dalla critica alle composizioni del celebre jazzista Charlie Parker, evidenziando ancora una volta la natura sinestetica e spirituale dell’astrattismo di Dorazio. (Valentina Sonzogni – Archivio Piero Dorazio)