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Grazia Varisco

Mercuriale + 7R diagonale, 1970, elementi di acciaio e colore rosso, supporto di vetro industriale e cornice in legno, 47 × 47 cm

©Foto Massimo Listri

 

Grazia Varisco (Milano 1937)

Si è diplomata all’Accademia di belle arti di Brera, allieva di Achille Funi e Guido Ballo. Dal 1960 ha iniziato la ricerca artistica come esponente del gruppo T: ha partecipato alle manifestazioni Miriorama, alle principali mostre di arte programmata e cinetica e al movimento Nouvelle tendance. Dal 1961 ha iniziato anche l’attività professionale di grafica: per l’Ufficio Sviluppo della Rinascente, per la rivista «Abitare», per Kartell e per il Piano intercomunale milanese, a contatto con alcuni tra i maggiori architetti e designer del tempo. Rilevanti per la sua formazione sono stati due prolungati soggiorni negli Stati Uniti, nel 1969 e nel 1973. Dalla metà degli anni Sessanta ha continuato la sperimentazione artistica e l’attività espositiva anche in modo autonomo. Ha partecipato a importanti rassegne nazionali, tra cui la Biennale di Venezia nel 1964 e 1986, la Quadriennale di Roma nel 1965, 1973, 1999 e le mostre al MART di Rovereto nel 2005 e alla GNAM di Roma nel 2005 e nel 2012. Tra le esposizioni internazionali, quelle al Los Angeles County Museum e al Miami Art Museum nel 2004 e alla Schirn Kunsthalle di Francoforte nel 2007. Tra le personali, quella alla Rotonda della Besana con Gianni Colombo nel 2006, al Museo della Permanente nel 2012 e alla Triennale di Milano nel 2017, e la mostra al Palazzo Reale di Milano nel 2021. Dal 1979 si è impegnata nell’attività didattica e dal 1981 al 2007 è stata titolare di cattedra all’Accademia di belle arti di Brera. Tra i riconoscimenti: il titolo di Accademico di San Luca e il premio nazionale Presidente della Repubblica per la scultura, ricevuti nel 2007, e il premio Feltrinelli per le arti visive dell’Accademia dei Lincei nel 2018. Le sue opere sono esposte in molti musei, fra cui la GNAM, il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parigi, il MAMbo di Bologna, il MART, la Collezione MAE alla Farnesina, il Museo del Novecento, la Fondazione Prada e le Gallerie d’Italia a Milano.

In linea con le ricerche cinetico-visuali del Gruppo T (che dichiarava: «Vediamo la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione»), l’artista sposa una visione eraclitea della realtà come flusso perenne di energia, scegliendo, per rappresentarla, forme espressive non convenzionali. Concentrandosi sulle relazioni spazio-temporali, gioca con l’illusorietà dell’immagine, come in Mercuriale + 7R diagonale, che esprime i concetti di mobilità e trasformazione e sconfessa l’oggettività della rappresentazione, rivelandosi mutevole nel tempo e observer-dependent. In questo modo, esalta la soggettività della percezione e rende lo spettatore ‘coautore’ dell’opera d’arte. Varisco ottiene l’illusoria variazione ottico-cinetica dell’immagine usando vetri industriali a rilievi regolari stampati, a superficie lenticolare, che rifrangono e modificano la percezione dello schema geometrico di borchie in acciaio retrostante in relazione al mutare della posizione dell’osservatore. Se esaminate muovendosi, infatti, le borchie d’acciaio si sottraggono al controllo visivo: sembrano fluidificarsi e scivolare nel quadro, diventando inafferrabili, come gocce di mercurio argentee su una pagina bianca. Deformandosi, fanno rivivere il mito del volatile e metamorfico dio pagano, Mercurio, in questo caso messaggero tra l’artista e il suo pubblico. Da un lato, il movimento dell’osservatore rende ammiccante il riformarsi dell’immagine in modo imprevedibile; dall’altro, l’opera sollecita il coinvolgimento dell’osservatore con stimoli cinetici, che sfruttano le sensibilità percettive, rendendo il quadro emblematico della visione dell’artista. (Renata Cristina Mazzantini)