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Gio Ponti

Pavone 12 luci, Arredoluce, 1961

©Foto Massimo Listri

 

Gio Ponti (Milano 1891-1979)

Dopo aver combattuto nella Prima guerra mondiale, nel 1921 si laureò in architettura al Politecnico di Milano. Dal 1923 fu direttore artistico della Richard Ginori e ne rinnovò la produzione. Nel 1925 esordì come progettista realizzando la palazzina in via Randaccio a Milano. Nel 1927 aprì il primo studio professionale con Emilio Lancia. La passione per le arti decorative ha guidato la sua ricerca progettuale e multidisciplinare, centrata sul tema dell’abitare. Nel 1928 fondò con Gianni Mazzocchi la rivista «Domus». Nel 1930 iniziò a collaborare con la Triennale di Milano e nel 1932 divenne direttore artistico di FontanaArte. Nel 1933 si associò con gli ingegneri Soncini e Fornaroli. Nel 1936 progettò il primo Palazzo Montecatini a Milano. Dal 1936 al 1961 fu docente al Politecnico di Milano. Dal 1946 al 1950 disegnò per la Venini. Nel 1954 istituì il premio Compasso d’oro. Il 1956 fu l’anno della sedia Superleggera e del grattacielo Pirelli. Nel 1957 pubblicò Amate l’architettura. Negli anni Cinquanta e Sessanta progettò i ministeri di Islamabad, Villa Planchart e Villa Arreaza a Caracas, Villa Nemazee a Teheran, l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e le facciate dei grandi magazzini a Hong Kong e Eindhoven. Negli anni Settanta realizzò la concattedrale di Taranto e il Denver Art Museum.

Questo lampadario è stato disegnato da Gio Ponti nei primi anni Sessanta in occasione del progetto della Villa Nemazee a Teheran. L’esecuzione gli era stata affidata alla ditta Arredoluce. La struttura del lampadario, che fa vertice al centro, è studiata da un lato per fornire un passaggio ai cavi elettrici, mentre le bande in ottone disegnano una sorta di fiore, in cui si incastonano i 24 globi in vetro per l’illuminazione. La stessa struttura si presta a una versione ridotta a dodici luci. Il lampadario comparirà di nuovo nel 1961, nei saloni dell’Hotel Parco dei Principi a Roma, accompagnato da un gioco di specchi a soffitto. (Salvatore Licitra)