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Emilio Isgrò

Romeo and Juliet, God, 2019, acrilico su tela, su libro, montata su legno, 48 × 67,8 × 5,3 cm

©Foto Massimo Listri

 

Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto 1937)

L’artista, ma anche poeta, romanziere e drammaturgo Emilio Isgrò ha dato vita con le sue ‘cancellature’ a un’operazione tra le più rivoluzionarie e originali del panorama artistico internazionale della seconda metà del Novecento. Isgrò è stato invitato a quattro edizioni della Biennale di Venezia, ha vinto il primo premio alla Biennale di San Paolo del 1977 e ha esposto in prestigiosi musei internazionali come lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il MoMA di New York e la Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia. Isgrò è stato protagonista di numerose esposizioni antologiche: al Centro Pecci di Prato, alla Taksim Sanat Galerisi di Istanbul, alla Galleria nazionale di arte moderna di Roma, a Palazzo Reale e alle Gallerie d’Italia di Milano, alla Fondazione Cini di Venezia. Nel 2022 l’artista ha realizzato a Brescia la monumentale esposizione personale Isgrò cancella Brixia. A oggi, diverse opere di Isgrò figurano nelle collezioni di istituzioni internazionali, quali la Galleria nazionale di arte moderna di Roma, il Palazzo del Quirinale a Roma, l’Israel Museum a Gerusalemme, il Centre Georges Pompidou di Parigi e i Musées royaux des beaux arts di Bruxelles. Sono inoltre numerose le opere pubbliche, tra cui spiccano il Seme dell’altissimo a Milano, realizzato in occasione di Expo 2015, L’abiura di Galileo presso l’Università degli Studi di Padova e La farfalla dei Malavoglia, acquisita da Fondazione Sicilia.

A Villa Firenze, Isgrò espone Romeo and Juliet, omaggio ai legami tra la cultura italiana e quella anglosassone. La scelta di cancellare la più celebre tragedia shakespeariana, in particolare la terza scena del primo atto, può dirsi emblematica. In primo luogo perché ricorda il profondo rapporto di Isgrò con gli Stati Uniti. La pratica artistica della cancellatura, infatti, nasce come risposta di un giovane artista – all’epoca già poeta e giornalista affermato – alla pop art presentata alla Biennale di Venezia nel 1964. Al tempo, Isgrò, che aveva conosciuto John Kennedy e stretto amicizia con Peggy Guggenheim e Michael Sonnabend, condivideva l’obiettivo di riavvicinare le arti al grande pubblico, in particolare la letteratura e la poesia. Per questo decise di contaminare la scrittura con l’immagine e approdò per paradosso all’arte visiva, inventando un linguaggio artistico tanto autonomo quanto originale: la cancellatura, appunto, che si serve dell’immediatezza comunicativa della pop art, pur prendendone le distanze, e evita altresì ogni ambiguità consumistica per concentrarsi sulla parola in un’ottica che apre al concettuale. La scelta di Romeo and Juliet, inoltre, si rivela emblematica per illustrare il metodo dell’artista. Cancellando riga dopo riga un classico della letteratura mondiale, per sottolinearne l’importanza Isgrò ‘risparmia’ alcune parole, che invitano lo spettatore a rileggere il testo originale per scoprirvi significati nuovi. Qui si tratta di alcune frasi pronunciate dalla balia di Giulietta, che, estrapolate dal contesto, condensano in nuce il dramma della protagonista; le misteriose interpellanze «Non è così, Giulietta?», salvate dall’oblio, fanno riflettere sull’ineluttabilità del destino. La cancellatura di Isgrò sostiene la memoria e si apre a un’interpretazione libera, contrapponendosi a ogni forma di censura o cancel culture; velando, svela contemporaneamente concetti insospettabili. È linguaggio verbo-visivo intramontabile, che sessant’anni fa ha tracciato un segno indelebile nell’arte italiana e, per la precocità delle sue intuizioni, appare ogni giorno più attuale, proprio ora che la nostra epoca sembra rispecchiarsi nel linguaggio dell’artista. (Renata Cristina Mazzantini)