﻿{"id":3744,"date":"2023-10-27T12:51:47","date_gmt":"2023-10-27T16:51:47","guid":{"rendered":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/?page_id=3744"},"modified":"2023-11-09T12:08:11","modified_gmt":"2023-11-09T17:08:11","slug":"pietro-consagra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/villa-firenze-contemporanea-il-meglio-dellarte-e-del-design-contemporanei-italiani-a-washington-dc\/pietro-consagra\/","title":{"rendered":"Pietro Consagra"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Giardino bianco<\/strong><\/em>, 1966, ferro dipinto, lastre tagliate, curvate, saldate e dipinte, 118 \u00d7 157 \u00d7 6 cm<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-3745 img-fluid\" src=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana5000-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana5000-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana5000-300x225.jpg 300w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana5000-768x576.jpg 768w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana5000.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"d9FyLd\">\u00a9Foto <\/span><\/span>Massimo Listri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920 &#8211; Milano 2005)<\/strong><\/p>\n<p>Studi\u00f2 all\u2019Accademia di belle arti di Palermo. Nel 1944 si trasfer\u00ec a Roma e nel 1947 fu tra i fondatori del gruppo Forma. Due anni dopo espose alla Collezione Peggy Guggenheim, che acquist\u00f2 una sua opera. In questo periodo abbracci\u00f2 la visione frontale e sincronica della scultura, instaurando una filosofia della superficie, costruita da piani sottili accostati o sovrapposti, che si offre al dialogo spirituale. I bronzi presentati alla Biennale di Venezia nel 1954, nel 1956 e nel 1960, anno in cui ricevette il premio per la scultura, s\u2019intitolano infatti Colloqui e gli valsero il riconoscimento internazionale. Nel 1962 espose al Guggenheim di New York, nel 1959 e nel 1964 partecip\u00f2 a Documenta di Kassel. All\u2019avvento della pop art contrappose nuove opere bifrontali, smaltate con colori forti e sensuali, che furono presentate alla Quadriennale romana del 1965 e al Museo Boijmans di Rotterdam, alla Marlborough-Gerson Gallery e al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1967. Nel 1968 cre\u00f2 La citt\u00e0 frontale e poco dopo intensific\u00f2 l\u2019uso del marmo. Nel 1972 e nel 1982 espose ancora alla Biennale di Venezia. Realizz\u00f2 la Stella e il Meeting a Gibellina. Nel 1989 la GNAM gli dedic\u00f2 una retrospettiva a cui segu\u00ec, nel 1991, la personale all\u2019Ermitage di San Pietroburgo e nel 1996 al Palazzo di Brera a Milano, dove install\u00f2 una grande Porta. Colloc\u00f2 Giano a Roma, a Largo di Santa Susanna, nel 1997, e Doppia bifrontale a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo, nel 2003.<\/p>\n<p>Il fascino delle sculture denominate da Consagra Giardini si rafforza se si collegano idealmente ai Piani sospesi e ai Ferri trasparenti, da lui iniziati nel 1964, con i quali vengono a costituire una sorta di paesaggio artificiale che si presenta come emozione plastica del vivere e fantasia realizzata. Tutte queste opere, dipinte di rosa, blu, lilla o turchese, sono state realizzate in un periodo in cui sembra rafforzarsi la capacit\u00e0 dell\u2019artista di reinventare la scultura in un nuovo rapporto empatico con la societ\u00e0. Consagra, avvezzo a confrontarsi con ogni aspetto di una metallurgia pesante, sceglie in questa fase di utilizzare il colore come corpo sostanziale della scultura, alleggerendola cos\u00ec da ogni tensione ideologica. Nel Giardino bianco, realizzato in due pezzi unici, sembra che un\u2019improvvisa corrente ascendente sospinga i frammenti delle lamine assottigliandole, incurvandole e componendole in una sola immagine. In un\u2019alternanza di gravit\u00e0 e levitazione le lastre si ondulano e congiungono, configurandosi come un bozzolo che si schiude. Dipinto con le vernici industriali delle automobili, Giardino bianco, insieme ai Giardini arancio, carminio, viola e nero, suggerisce come la scultura possa anche trasmettere la libert\u00e0 di apparire sensibilmente fragile e mutevole. (Renata Cristina Mazzantini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giardino bianco, 1966, ferro dipinto, lastre tagliate, curvate, saldate e dipinte, 118 \u00d7 157 \u00d7 6 cm \u00a9Foto Massimo Listri &nbsp; Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920 &#8211; Milano 2005) Studi\u00f2 all\u2019Accademia di belle arti di Palermo. Nel 1944 si trasfer\u00ec a Roma e nel 1947 fu tra i fondatori del gruppo Forma. 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