﻿{"id":3735,"date":"2023-10-27T12:31:22","date_gmt":"2023-10-27T16:31:22","guid":{"rendered":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/?page_id=3735"},"modified":"2023-10-27T12:32:49","modified_gmt":"2023-10-27T16:32:49","slug":"alberto-burri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/villa-firenze-contemporanea-il-meglio-dellarte-e-del-design-contemporanei-italiani-a-washington-dc\/alberto-burri\/","title":{"rendered":"Alberto Burri"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Bianco nero cellotex<\/strong><\/em>, 1969, acrilico su cellotex, 155 \u00d7 100 cm<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-3700 img-fluid\" src=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana-Burri-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana-Burri-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana-Burri-300x225.jpg 300w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana-Burri-768x576.jpg 768w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-Italiana-Burri.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"d9FyLd\">\u00a9Foto <\/span><\/span>Massimo Listri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alberto Burri (Citt\u00e0 di Castello 1915 &#8211; Nizza 1995)<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLaureato in medicina, inizi\u00f2 a dipingere da prigioniero durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1948 intraprese le prime ricerche astratte con l\u2019impiego di materiali extra-pittorici. Ai Bianchi, ai Catrami, ai Gobbi, alle Muffe e ai Sacchi dei primi anni Cinquanta seguirono le Combustioni, i Ferri e i Legni, nonch\u00e9, dagli anni Sessanta, le Plastiche, mentre i Cretti e i Cellotex caratterizzano la sua attivit\u00e0 degli ultimi vent\u2019anni. La rivoluzione linguistica di Burri influenz\u00f2 molti movimenti artistici degli anni Sessanta e Settanta, non solo italiani. Nel 1978 cre\u00f2 la Fondazione Burri a Citt\u00e0 di Castello. Nel 1985 inizi\u00f2 il Grande cretto che ricopre le macerie di Gibellina. Tra le mostre, si ricordano le numerose partecipazioni alla Biennale di Venezia, dal 1952 al 1960, quando vinse il premio AICA, e ancora nel 1966 e nel 1968, dal 1984 al 1988 e nel 1995. Fu a Documenta di Kassel nel 1959, 1964, 1982. Fra le personali, la prima al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1957, itinerante negli USA, e le mostre al Palais des beaux arts di Bruxelles e al Museum Haus Lange di Krefeld nel 1959. Nel 1965 vinse il primo premio alla Biennale di San Paolo. Retrospettive sul suo lavoro si sono tenute alla GNAM nel 1976, al Guggenheim di New York nel 1978 e a Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 1996. Il Guggenheim l\u2019ha ricordato ulteriormente nel 2015, in occasione del centenario della nascita.<\/p>\n<p>L\u2019opera Bianco nero cellotex di Alberto Burri \u00e8 un emblematico dipinto ad acrilico. L\u2019artista umbro si \u00e8 distinto nella seconda met\u00e0 del XX secolo per l\u2019impiego di materiali innovativi ed extra-artistici con i quali ha elaborato le sue opere rivoluzionarie. Alla stregua del cellotex, composto ligneo fonoassorbente usato per questo dipinto, Burri ha lavorato con il catrame, la pietra pomice, i sacchi di iuta, la plastica, il legno, la lamiera di ferro, il caolino e la foglia d\u2019oro, spesso usando mezzi insoliti come l\u2019ago per cucire, la fiamma al gas propano, le colle viniliche, le spatole, lame da taglio e altro. Nelle opere a base di cellotex, in particolare, elaborandone la superficie attraverso sbucciature, intagli e altri interventi con le colle viniliche, Burri ha reso le diverse zone del supporto sensibili al colore e alla sua differente resa cromatica e luminosa. Diversificando con opportuni trattamenti la qualit\u00e0 della superficie da dipingere, ha dunque ottenuto, con stesure di colore monocromo, valenze di opacit\u00e0 e luminosit\u00e0 oltre che pregnanze cromatiche di sensibile intensit\u00e0. Quest\u2019opera, nella sua antinomia cromatica, trova forme di estrema sintesi che tuttavia riecheggiano e attualizzano morfologie risalenti alla grande pittura umanistica rinascimentale italiana ed europea tra Quattro e Cinquecento, e si inscrive in quella fase della pittura di Burri che, dall\u2019uso drammatico della materia negli anni Cinquanta, giunge a un riordinamento formale delle tensioni che si coniuga con i suoi lavori dello stesso periodo oggi conservati al Museo degli Uffizi di Firenze. (Bruno Cor\u00e0)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bianco nero cellotex, 1969, acrilico su cellotex, 155 \u00d7 100 cm \u00a9Foto Massimo Listri &nbsp; Alberto Burri (Citt\u00e0 di Castello 1915 &#8211; Nizza 1995) Laureato in medicina, inizi\u00f2 a dipingere da prigioniero durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1948 intraprese le prime ricerche astratte con l\u2019impiego di materiali extra-pittorici. 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