﻿{"id":3723,"date":"2023-10-27T12:17:51","date_gmt":"2023-10-27T16:17:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/?page_id=3723"},"modified":"2023-10-27T12:21:51","modified_gmt":"2023-10-27T16:21:51","slug":"alighiero-boetti-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/villa-firenze-contemporanea-il-meglio-dellarte-e-del-design-contemporanei-italiani-a-washington-dc\/alighiero-boetti-2\/","title":{"rendered":"Alighiero Boetti"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Oggi nono giorno dodicesimo mese dell\u2019anno 1000 nove 100 ottantotto<\/strong><\/em>, 1988, tessuto ricamato, 113 \u00d7 104 \u00d7 2,5 cm<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-3690 img-fluid\" src=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaBoetti-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"853\" srcset=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaBoetti-768x1024.jpg 768w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaBoetti-225x300.jpg 225w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaBoetti.jpg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"d9FyLd\">\u00a9Foto <\/span><\/span>Massimo Listri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alighiero Boetti (Torino 1940 &#8211; Roma 1994)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>La carriera di Alighiero Boetti inizi\u00f2 a Torino nel 1967 con una mostra personale alla galleria Christian Stein. Dal 1971 lavor\u00f2 firmandosi come \u00abAlighiero e Boetti\u00bb, sperimentando nella sua pratica artistica la doppia autorialit\u00e0, il gioco, i sistemi e i linguaggi. Usando una grande variet\u00e0 di materiali e tecniche, inclusi penne a sfera, bandiere, francobolli e tessuti, Boetti evase dalle strutture di potere e dai metodi convenzionali del mondo dell\u2019arte, impiegando modalit\u00e0 di produzione gi\u00e0 esistenti al di fuori delle forme artistiche canoniche e interessandosi in maniera particolare al discorso sull\u2019autorialit\u00e0 e la produzione. Dal 1972 fino al 1994, l\u2019anno della sua morte, visse e lavor\u00f2 a Roma, continuando per\u00f2 a viaggiare molto, cosa che ebbe un impatto significativo sul suo lavoro, dando vita, per esempio, alla serie degli anni Settanta Mappe e alle durature collaborazioni con le donne dell\u2019Afghanistan e del Pakistan per i lavori ricamati. Queste collaborazioni, in particolare, lo portarono alla creazione delle sue serie pi\u00f9 famose, che l\u2019artista continu\u00f2 a sviluppare nel corso della sua vita (Mappe, Arazzi e Tutto). Queste serie, come altre ugualmente importanti (tra cui Biros, che raccoglie i lavori fatti con la penna a sfera), furono sviluppate a partire dagli anni Settanta, basandosi sulla contrapposizione binaria dei concetti di ordine e disordine, individuo e societ\u00e0, regole e variazioni, natura e artificio. Tra il 2011 e il 2012, al Museum of Modern Art di New York, alla Tate Modern di Londra e al Reina Sofia di Madrid si \u00e8 tenuta Game plan, una grande retrospettiva dedicata al suo lavoro. Le sue opere non hanno trovato posto solo nei maggiori musei italiani, ma anche nelle collezioni delle pi\u00f9 importanti istituzioni di tutto il mondo, incluse la Whitechapel Gallery di Londra (1999), la Kunsthalle Basel (1978), il Centre d\u2019art contemporain di Ginevra (1977) e il Centre Georges Pompidou di Parigi (1989).<\/p>\n<p>Gli Arazzi di Alighiero Boetti giocano con la contrapposizione di ordine e disordine. Sono composti da combinazioni di lettere apparentemente disordinate, che si compongono in frasi che a loro volta esprimono pensieri dell\u2019artista e il momento dell\u2019esecuzione degli arazzi stessi. L\u2019artista, che intraprese diversi viaggi in Afghanistan, si \u00e8 ispirato al suo antenato, Giovanni Battista Boetti, missionario domenicano a Mosul nel XVIII secolo convertitosi all\u2019Islam e divenuto un mistico sufi. Nella mistica del sufismo, la calligrafia e la geometria si associano a significati sacri. Combinando l\u2019italiano e il farsi e collaborando con le donne afghane, alle quali affid\u00f2 l\u2019esecuzione dei ricami, Boetti mirava a intrecciare tradizioni orientali e occidentali per creare un ordine universale. Quest\u2019opera fa parte di un gruppo di arazzi che l\u2019artista cre\u00f2 alla fine degli anni Ottanta in collaborazione con il maestro sufi Berang Ramazan, col quale aveva stretto un rapporto di amicizia a Peshawar, in Pakistan, durante l\u2019invasione russa dell\u2019Afghanistan. (Magazzino Italian Art Foundation)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Oggi nono giorno dodicesimo mese dell\u2019anno 1000 nove 100 ottantotto, 1988, tessuto ricamato, 113 \u00d7 104 \u00d7 2,5 cm \u00a9Foto Massimo Listri &nbsp; Alighiero Boetti (Torino 1940 &#8211; Roma 1994) La carriera di Alighiero Boetti inizi\u00f2 a Torino nel 1967 con una mostra personale alla galleria Christian Stein. 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