﻿{"id":3704,"date":"2023-10-27T12:00:07","date_gmt":"2023-10-27T16:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/?page_id=3704"},"modified":"2023-10-30T14:35:03","modified_gmt":"2023-10-30T18:35:03","slug":"enrico-castellani","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/villa-firenze-contemporanea-il-meglio-dellarte-e-del-design-contemporanei-italiani-a-washington-dc\/enrico-castellani\/","title":{"rendered":"Enrico Castellani"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Superficie bianca<\/strong><\/em>, 1964, acrilico su tela, 80 \u00d7 100 cm<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-3705 img-fluid\" src=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaCastellani-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"853\" srcset=\"https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaCastellani-768x1024.jpg 768w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaCastellani-225x300.jpg 225w, https:\/\/ambwashingtondc.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Villa-Firenze-Washington-Ambasciata-ItalianaCastellani.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"d9FyLd\">\u00a9Foto <\/span><\/span>Massimo Listri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Castellani (Castelmassa 1930 &#8211; Celleno 2017)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1952 si diplom\u00f2 all\u2019Accademia di Brera e si trasfer\u00ec a Bruxelles, dove s\u2019iscrisse prima all\u2019Acad\u00e9mie royale des beaux arts, poi alla facolt\u00e0 di Architettura. Si laure\u00f2 nel 1956 e rientr\u00f2 a Milano, dove inizi\u00f2 a lavorare nello studio dell\u2019architetto Tomaso Buzzi, con cui collabor\u00f2 sino al 1963. A Milano strinse amicizia con Piero Manzoni, con cui nel 1959 fond\u00f2 la rivista \u00abAzimuth\u00bb e la galleria Azimut e condivise l\u2019esperienza nei gruppi Zero e Nul. Nello stesso anno realizz\u00f2 la prima opera a rilievo, modellando la materia della superficie planare del quadro, che diventa ritmicamente estroflessa e si colloca in un ambito di ripetizione differente. Dagli anni Sessanta l\u2019attivit\u00e0 espositiva si intensific\u00f2: nel 1964 partecip\u00f2 alla Biennale di Venezia e al Guggenheim International Award di New York; nel 1965 espose una grande Superficie bianca al MoMA di New York e rappresent\u00f2 l\u2019Italia alla Biennale di San Paolo del Brasile; nel 1966 allest\u00ec una sala personale alla Biennale di Venezia e vinse il premio Gollin. Nel 1967 ricevette la medaglia d\u2019oro alla Biennale d\u2019arte della Repubblica di San Marino e il primo premio del Nagaoka Museum di Tokyo. Nei primi anni Settanta si trasfer\u00ec a Celleno (Viterbo). Da allora partecip\u00f2 a diverse mostre collettive, come quella al Centre Pompidou di Parigi nel 1981, a Palazzo Reale di Milano nel 1983, al Guggenheim Museum di New York nel 1994, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e al Guggenheim Museum di New York nel 2014. Partecip\u00f2 nuovamente alla Biennale di Venezia nel 1984 e nel 2003. Tra le personali si ricordano le mostre alla Fondazione Prada di Milano nel 2001, al Museo Pu\u0161kin di Mosca nel 2005 e all\u2019Auditorium di Roma nel 2006. Nel 2010 ricevette a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura. Nel 2013 istitu\u00ec la Fondazione Enrico Castellani che, oltre a collaborare con istituzioni, musei e studiosi, si occupa principalmente di certificare le opere e tutelare, conservare e promuovere la sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p>La prima superficie a rilievo realizzata da Enrico Castellani, datata al 1959, concretizza una ricerca rivolta alle potenzialit\u00e0 di espansione dello spazio della tela e a nuovi modi di concepire l\u2019opera d\u2019arte e il \u2018quadro\u2019. Il metodo di lavoro inaugurato dall\u2019artista \u00e8 un vero e proprio sistema che si declina in inesauribili variazioni, efficace, competitivo e attuale ancora oggi. Nei lavori successivi, Castellani indaga le infinite combinazioni numeriche alla base delle sequenze regolari di prominenze e di \u2018infessurazioni\u2019, a conferma di una possibile amministrazione esatta dello spazio. La sapiente gestione di luci e ombre messa in atto nelle superfici enfatizza la struttura dell\u2019opera, suggerendo la predominanza di aspetti quali tempo, spazio e variazione, in rapporto alla composizione, come suggerito anche da Superficie bianca. L\u2019opera, realizzata in tela a rilievo dipinta con colore bianco, \u00e8 caratterizzata da una serie di puntature regolarissime ed equidistanti, confinate al centro del perimetro del quadro. Il lavoro \u00e8 caratterizzato da tensioni e da contrasti interni che si sviluppano orizzontalmente, facendo forza verso i limiti estremi del dipinto. Le configurazioni delle superfici di Castellani, nella loro esattezza e ritualit\u00e0 compositiva, sono state lette in termini quasi contemplativi da Carla Lonzi che, nel 1964, ha infatti scritto: \u00abipotetici oggetti di culto per una religiosit\u00e0 moderna, ma \u2013 senza forzare in direzioni che potrebbero indurre a equivoci \u2013 preferiamo sentirli nella loro indeterminatezza di \u201cluoghi ideali di contemplazione\u201d\u00bb. (Federico Sardella)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Superficie bianca, 1964, acrilico su tela, 80 \u00d7 100 cm \u00a9Foto Massimo Listri &nbsp; Enrico Castellani (Castelmassa 1930 &#8211; Celleno 2017) Nel 1952 si diplom\u00f2 all\u2019Accademia di Brera e si trasfer\u00ec a Bruxelles, dove s\u2019iscrisse prima all\u2019Acad\u00e9mie royale des beaux arts, poi alla facolt\u00e0 di Architettura. 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